La chiave per un buon trattamento Shiatsu secondo Masunaga non sta tanto nelle capacità tecniche dell’operatore, cioè nelle doti manipolatorie o nel virtuoso gioco delle sue dita, quanto piuttosto nella capacità di sentire in profondità, restando in ascolto della sensibilità primitiva.

La sensibilità primitiva, si contrappone puntualmente alla sensibilità differenziata. Al contrario di questa non si attiva se la coscienza dell’operatore e le sue mani restano vigili in attesa di “sentire qualcosa”, ma si rende percettibile in misura inversamente proporzionale allo stato vigile e cosciente. Vediamole più in dettaglio.

Sensibilità differenziata (occidentale)

Cercare qualcosa da percepire durante l’esplorazione del corpo altrui è una costante del tocco medico occidentale. Non è una nostra esclusiva, anche in Giappone questa modalità del tocco è ben nota e prende il nome di Shokushin o sensazione localizzata. Osserviamola però nel nostro contesto occidentale.

Chiunque ha esperienza della palpazione medica, dall’età pediatrica sino a quella adulta. Il tocco del medico occidentale ha l’obiettivo di individuare un’anomalia (un ingrossarsi dei linfonodi, un ascesso, una diversa tensione muscolare, una deviazione dello scheletro, ecc…). Il suo è un tocco intenzionale, a volte anche fastidioso e doloroso per chi lo riceve. In base alla sua esperienza il nostro medico di famiglia, durante le operazioni di palpazione compirà una serie di operazioni mentali di comparazione che lo condurranno a ritenere la situazione normale o anormale. Com’è noto, per motivi di igiene e profilassi spesso il contatto della pelle del medico con quella del paziente non avviene nemmeno. Negli ultimi anni, poi, i consulti medici si fanno al telefono, e le occasioni di contatto sono ridotte al minimo. Ho esperienza diretta di un medico di famiglia che per aver trascurato di effettuare una visita domiciliare, nonostante i dolori del paziente, ha rischiato di far morire una persona con un tumore alle ovaie! Pur senza arrivare a queste situazioni-limite resta una caratteristica della medicina occidentale l’idea che la conoscenza medica non abbia alcun bisogno del contatto pelle a pelle per emettere il suo verdetto.

Sensibilità primitiva (orientale)

L’approccio proposto da Shizuto Masunaga è diametralmente opposto, al punto che può anche essere difficile da accettare. Per lui non c’è bisogno di avere particolari conoscenze nè un’esperienza pluridecennale: “basta entrare in empatia vitale con lo stato anomalo del malato attraverso l’intermediazione della pelle” (Shiatsu et médicine orientale, p.41). Comparazione ed esperienza non sono affatto indispensabili a prendere coscienza di una condizione di anormalità, l’istinto è sufficiente (ibidem). Il risultato sarà il raggiungimento di un tocco di qualità diversa. In Giappone si chiama Setsushin o percezione vitale globale.

Sarebbe facile reagire a queste affermazioni con un’alzata di spalle o un’aria di superiorità, ma se si riesce per un attimo a non farsi prendere da infantili eurocentrismi si può tentare di considerare le ragioni di Masunaga a cospetto dei nostri pregiudizi correnti.

In primo luogo le concezioni della diagnosi sono diverse nei due contesti culturali. Mentre l’intervento curativo occidentale è sintomatico, quello tradizionale orientale (ma anche antico-occidentale, si pensi ad Ippocrate!) è orientato all’osservazione della persona nel suo complesso. Ciò comporta che un sintomo, per quanto acuto, non è mai considerato determinate per la diagnosi nel trattamento curativo orientale, mentre la sintomatologia è centrale nell’approccio occidentale. Le modalità di accertamento della “malattia” sono sottoposte a vincoli formali stringenti che prescindono dalle caratteristiche individuali (la temperatura corporea, alterazioni nei valori ematici, ecc..) in medicina occidentale mentre le componenti psicosomatiche e fisiognomiche giocano un ruolo maggiore nella medicina orientale.

In secondo luogo per Masunaga non è necessario che il terapeuta manuale che lavora sui meridiani si trovi di fronte a delle anomalie acute, tali da alterare le funzioni organiche o meccaniche, per poter intervenire. Molta attenzione viene posta sul momento preventivo, per cui è perfettamente coerente con l’impostazione culturale orientale individuare uno squilibrio energetico in un soggetto apparentemente “sano” o che “non prova dolore”. Nella nostra cultura invece il dottore si contatta solo nel momento del bisogno, quando cioè il danno di solito ha già prodotto i suoi effetti.

In terzo luogo, ma non certo per ordine di importanza, il contatto tra la pelle dell’operatore e quello del ricevente non è un accidente della terapia, qualcosa da risolvere in fretta per passare poi alla prescrizione del farmaco o dell’analisi di laboratorio. E’ invece attraverso una particolare modalità di intendere il tocco sulla la pelle che agisce il ritmo salutare dello shiatsu. Bisogna subito riconoscere però che non è possibile generalizzare questa concezione di Masunaga alla medicina orientale tradizionale nel suo complesso. In diversi luoghi degli scritti che ci sono giunti tradotti in lingue occidentali egli polemizza con colleghi agopuntori giapponesi che non hanno alcuna propensione alla manipolazione o al contatto prima dell’apposizione degli aghi. Egli rimprovera loro di dimenticare che originariamente, il primo gesto dell’uomo è sempre stato legato alla mano che cerca di tamponare il male con il calore o lo strofinamento. Certe accentuazioni delle sue posizioni (che possono apparire paradossali) sono quindi comprensibili anche nel clima polemico entro il quale l’Autore era inserito e che lo vedevano impegnato non meno della sua attività clinica. Ciò che egli vuole salvare è il ripristino di una purezza della tradizione orientale, e l’idea che quella sensibilità arcaica, primitiva, che passa dal coinvolgimento empatico tra operatore e ricevente, è alla base dell’efficacia del trattamento.

Masunaga è molto preciso in merito: se il terapeuta riesce a far comunicare la sua sensibilità primitiva con quella del ricevente la stimolazione esercitata sui Keïketsu (i 365 punti di agopuntura distribuiti sui 12 meridiani principali) agirà risvegliando la risonanza dei meridiani e quindi l’equilibrio si propagherà nella totalità del corpo (ibidem, p.40). La sensibilità primitiva è qualcosa di cui si fa esperienza quotidiana senza alcun bisogno di avere gradi di illuminazione superiore. Essa è in azione – ad esempio – al momento del risveglio, quando ancora la nostra attenzione non è orientata verso nessun oggetto o scopo in particolare. Certo, per l’operatore, raggiungere uno stato di tranquillità mantenendo una tensione muscolare uniforme e contemporaneamente non orientata ad interpretare ciò che sta toccando, è operazione tutt’altro che semplice e richiede una notevole capacità di concentrazione. Ma quanto più sarà senza volontà il tocco tanto maggiore sarà il coinvolgimento della sensibilità primitiva dell’operatore. Egli deve sforzarsi di entrare in uno “stato di tranquillità” capace di neutralizzare la sua percettività tattile a livello della pelle, alfine di tendere all’abolizione della separazione netta tra io e l’altro. “La vita è nella sua essenza qualcosa che ha a fare con lo scambio e si avverte grazie alla simpatia reciproca attraversando le frontiere del sè” (ibidem p.41). Siamo qui di fronte ad uno degli snodi più profondi e filosoficamente densi del lavoro di Masunaga che sarebbe impossibile apprezzare senza il riferimento alla radice zen e taoista della sua lezione. Le nostre obiezioni sorgono spontanee e implacabili, come quelle dello studente (ma in realtà professore di filosofia) Herrigel al cospetto dell’enigmatico maestro Awa Kenzo. Com’è possibile agire senza agire? Scoccare la freccia e portare il peso senza che sia veramente questo mio corpo a farlo intenzionalmente?

Anche la non-volontà del tocco deve essere comunque mossa da un’intenzione, seppur non finalizzata, e la tecnica ha le sue esigenze di attenzione vigile quando si appresta a cercare i kyo e i jitsu nello scorrimento del Qi attraverso I meridiani. Eppure, la freccia che parte dall’arco dell’iniziato all’arte del kyudo si tira da sè, tanto che quando il tiro riesce si usa riverire con un inchino non il tiratore ma l’arte che lo ha animato, così nello shiatsu di Masunaga lo stato di tranquillità, di “atarassia” – scrive – corrisponde nello stesso modo a quel lasciarsi andare senza sforzo verso il non-sè, cioè verso il proprio vero sé.

Bibliografia

Masunaga S., Shiatsu et médicine orientale Le courrier du Livre, 2010.

Herrigel E., Lo zen e il tiro con l’arco, Adelphi, 1975.

Manuale di agopuntura,Hoepli, 1999.