studioshiatsu

di Stefano Pighini

Autore: Stefano (page 2 of 2)

“Dare spazio” il master di Valter Vico su Shiatsu e disabilità

Di ritorno da una due giorni (29-30 giugno 2019) di studio e pratica presso la bellissima struttura gestita dalla cooperativa Nuova Idea ad Abano Terme (PD).

 

Il master ha rappresentato un’occasione per ascoltare osservare e praticare alcune delle proposte che Valter Vico ci ha offerto sulla base della sua pluridecennale esperienza con persone portatrici di handicap fisico e psichico.

Elvira de Nucci, educatrice oltre che operatrice Shiatsu con grande esperienza ha aperto le danze fornendo un quadro generale delle tipologie di disabilità (degenerativa/stabilizzata, psichica/fisica, congenita/acquisita, ecc…). Ma fin dalle prime battute l’attenzione si è tutta concentrata sulle problematiche relative al contatto, sia della persona disabile con il proprio corpo, sia dell’operatore verso questa categoria di riceventi. Con un approccio pragmatico e concreto che ha caratterizzato l’impianto della due giorni, Elvira ha fatto presente agli operatori di fare attenzione poichè spesso si ha a che fare con corpi accuditi, gravati di complessi e rimozioni da parte della persona disabile; al tempo stesso i disabili non sono bambini e l’operatore deve mantenere le giuste distanze che salvaguardino la dignità di entrambi, senza sentimentalismi nè slanci amorevoli scriteriati. Dal tono della voce all’abbigliamento, una molteplicità di dimensioni cui tenere conto. Gli aspetti  pratici del lavoro con le persone disabili sono state costantemente al centro della scena per entrambi gli autori, e se il setting si è rivelato importante ancora più centralità è stata data alla relazione che si viene ad instaurare tra terapeuta e ricevente.

Valter Vico partendo dal presupposto che l’operatore non ha in generale – e ancora più in questi casi – nessun potere salvifico e di cura della malattia in quanto tale, ha sottolineato la responsabilità di rendere contenta la persona portatrice di handicap. Questa apparente banalità si converte nel suo contrario se seguiamo la sua proposta operativa basata sul dare spazio, accrescere le possibilità, sia sul piano fisico (anche solo del respiro in caso di immobilità del ricevente) sia sul piano mentale. Spesso infatti, soprattutto gli autistici hanno proprio nella chiusura posturale e di conseguenza psichica la cifra caratteristica. Vico ha dato delle indicazioni su particolari sequenze di punti da utilizzare nel ripristino di funzioni biologiche, e pur non ignorando il ruolo dei meridiani ha proposto di  spostare l’attenzione maggiormente sui dismorfismi, cioè sulle modificazioni della forma corporea del disabile  che comportano spesso una sofferenza silenziosa e che magari data per scontata anche dai care-givers più prossimi, come i familiari. A differenza della fisioterapia però l’approccio resta energetico, anche se piuttosto diverso da quello proposto da Masunaga. Seguire la forma che la disabilità ha imposto, seguirne e assecondarne fino ad un certo punto le linee di tensione, questo il metodo profondamente empatico proposto da Vico: ” osservate la postura, le contrazioni degli arti, poi chiudetevi in bagno per un’ora. Durante questo periodo assumete la sua stessa postura della persona che tratterete…  adesso sentite su di voi quelle linee di tensione, quali meridiani interessa e percepite quale forza straordinaria e spiacevole sta modellando il vostro corpo”. Una situazione immersiva, “tridimensionale” come l’ha efficacemente battezzata lo stesso Vico, che rompendo ogni distanza impegna in un lavoro percettivo assai raffinato che solo un maestro riesce a sviluppare appieno… Poi, dopo aver raggiunto una soglia si comincia ad andare nella posizione opposta, si “aprono le ali”, senza forzare e con leggera progressione si cerca cioè di dare spazio al corpo-mente compresso da tali forze.

In conclusione un’esperienza nuova, di grande arricchimento professionale, anche perchè sono stati affrontati vari aspetti del lavoro con la disabilità, non ultimo quello burocratico-amministrativo, spesso carente e non pienamente valutato da parte dall’operatore al momento della presentazione di un progetto presso una struttura.

Ringrazio Valter ed Elvira per questa opportunità e tutti i simpaticissimi compagni di viaggio che ho incontrato, dalla cui esperienza ho appreso e imparato.

 

Uno studio di caso

Nel 2018 ho condotto uno studio di caso presso una residenza diurna psichiatrica a Sesto Fiorentino.
 Di seguito presento in sintesi il disegno della ricerca i risultati osservati le criticità riscontrate


Disegno della ricerca

1 ciclo di 9 trattamenti (1/settimana)

Ricevente affetto da sordomutismo  e dipendenza da sostanze stupefacenti (donna di 44 anni con diverse problematiche anche di tipo comportamentale e un’esperienza carceraria alle spalle)

Per ogni sessione:

  • 1 trattamento shiatsu 45/60 minuti
  • 3 questionari ( inizio/fine trattamento 1 scala VAS +  inizio trattamento 1 scala ESAS)

Di seguito gli strumenti utilizzati

Le scale VAS (più immediata) ed ESAS sono qualitative e soggettive, nel senso che cercano di cogliere nell’immediato lo stato d’animo e di fotografare la percezione soggettiva dell’utente. Nel caso di un utente psichiatrico naturalmente questi strumenti – già di per sè non scevri da criticità – sono ancora più complessi da analizzare, soprattutto se non vengono integrati (come è stato in questo caso) da strumenti di valutazione provenienti da altre fonti qualificate (operatori sanitari e familiari). Purtroppo per i limiti organizzativi e logistici di questa esperienza non è stato possibile ricavare tali ulteriori dati e incrociarli con i risultati dei questionari.

Queste  le risposte del Ricevente visualizzate attraverso grafici

I risultati

Nell’ultimo grafico (pag.6)  vengono accostati risultati pre/post VAS (quindi prima e dopo il trattamento) e la scala di benessere generale che non è altro che la media ricavata dalle risposte della scala ESAS. La ragione del picco di benessere raggiunto in modo improvviso nel corso della quinta seduta non è stato possibile spiegarlo. Tuttavia dall’andamento del grafico del benessere generale si nota un miglioramento sensibile rispetto all’inizio del trattamento.

Nel follow-up (a 6 mesi dalla fine dei trattamenti) i miglioramenti più sensibili si sono registrati sotto il profilo dell’umore, ma non solo. Il Ricevente ha intrapreso una dieta e ha deciso di riprendere ad andare a cavallo, un’antica passione che era stata accantonata. Anche i rapporti con i familiari più stretti sono migliorati!

Confermati tutti gli aspetti già emersi in tutti gli studi simili, legati al maggior coinvolgimento del Ricevente attraverso un progressivo (seppur minimo) rilassamento dei tessuti e una regolarizzazione del respiro.

Le criticità

  1. mancato o scarso coordinamento con le altre figure di cura (psicologo/assistente sociale/medico, ecc…;
  2. mancato o scarso collegamento con i familiari;
  3. mancanza di continuità operativa (più cicli di trattamento e quindi osservazioni più consistenti da un punto di vista temporale);
  4. necessità di incrociare più fonti informative in caso di persone affette da problematiche psichiche di una certa entità.

Se hai esperienze di questo tipo,  hai usato altri strumenti di valutazione, oppure vuoi commentare, usa questo spazio per condividere

Volontariato e Shiatsu

In Italia, com’è noto, il volontariato supplisce da sempre alle carenze del sistema di welfare state. Da diversi anni, da quando cioè il “taglio alle spese” ha cominciato a mordere, prima i comuni e recentemente le strutture di assistenza e cura primarie come gli ospedali e i PS hanno cominciato a sentire sulla pelle gli effetti di una politica costante di tagli e riduzioni di risorse.

Che anche gli operatori shiatsu contribuiscano con la loro opera gratuita al benessere di tante persone è l’ennesima dimostrazione della serietà e dell’impegno che tanto la Federazione quanto i singoli profondono nel portare avanti la conoscenza e i benefici dello shiatsu.

Mi domando però se così facendo non si contribuisca a collocare la disciplina in una nicchia secondaria, subordinata rispetto ai trattamenti sanitari convenzionali, accettando di fatto che fare shiatsu sia considerato un “hobby”, e che quindi anche dall’esterno sia percepito come poco essenziale.

Lungi da me criticare i volontari e il loro prezioso contributo, ma non sarebbe più utile cominciare a lottare affinchè lo shiatsu venisse inserito stabilmente nei protocolli multidisciplinari di cura che già esistono, ad esempio nel campo della disabilità psichica, piuttosto che limitarsi a proporre interventi esterni, che nel 99,9% dei casi forniscono ottimi risultati ma che si affidano al “buon cuore” dei dirigenti ASL per una loro implementazione e un inquadramento più stabile nelle strutture pubbliche?

Cosa sono i meridiani?

Tratto dall’Introduzione de “I meridiani Shiatsu. Atlante” di Zagato Fabio, Edra Edizioni, Milano, 2015. Fabio Zagato è il caposcuola dell’Istituto Ricerche e Terapie Energetiche (I.R.T.E.)

“A volte i Meridiani Energetici vengono presentati come una sorta di rete autostradale, separata e differente da ciò che attraversa, obbligatoriamente disposta secondo latitudini e longitudini invariabili. E’ più appropriato forse considerare i Meridiani come grandi correnti oceaniche, acqua nell’acqua, quindi. Le correnti, per quanto di sostanza non differenziabile dall’oceano che le contiene, presentano caratteristiche e componenti del tutto specifiche, tali da influenzare radicalmente la vita dell’oceano stesso. Proprio per la loro consonanza con ciò in cui si muovono, sono relativamente variabili e, nel loro ramificarsi, confluire e disperdersi nell’indifferenziato, rendono pretenziosa qualsiasi certezza. Le correnti che attraversano l’uomo-energia non sono cosa diversa dal territorio che attraversano, perchè l’intero corpo-mente deve essere considerato come un unico oceano energetico”

Di seguito presentiamo i Meridiani di Masunaga confermati e completati da Zagato

masun_merid_irte

Nelle tavole oltre alle Aree energetiche sull’addome sul dorso sono presenti anche tre tabelle ai piedi delle figure.

Nella prima tabella il Ciclo circadiano energetico che mostra sia l’ordine di apparizione nel microcosmo umano dei cinque movimenti energetici (il Fuoco si presenta nella duplice veste di Fuoco Imperiale e Ministro) sia i picchi energetici massimi e minimi degli organi e visceri associati alle logge energetiche.

Nella seconda tabella troviamo il Ciclo di Nutrizione o di Mutua Produzione (ciclo Sheng) dei Cinque  movimenti energetici. In questa sequenza la fase generatrice è detta normale, con i movimenti che assumono a turno il ruolo di movimento generato e generante (rispettivamente madre e figlio). Ad esempio il Legno genera il Fuoco, il Fuoco da Figlio del Legno diventa Madre della Terra e così via…

Nella terza tabella troviamo il Ciclo di Temperanza o di Mutuo Controllo (ciclo Ké) dei Cinque movimenti energetici. In questa sequenza ciascuna fase energetica tiene sotto controllo un altro movimento. Essa, combinandosi con il ciclo precedente assicura che non vi siano eccessi nel ciclo nutritivo (ciclo Sheng).

I progetti shiatsu con la disabilità

Sulla rivista della FISIEO Shiatsunews si trovano diverse notizie di progetti di supporto alla disabilità. Una grande parte di tali progetti è portata avanti dalla VIS FISIEO la sezione di volontariato della FISIEO. I luoghi dove viene portato lo shiatsu sono residenze sanitarie diurne, associazioni, ospedali. I progetti si basano spesso sul fatto che lo shiatsu è un approccio facilitato per entrare in una relazione di aiuto e scambio con persone disabili.

A differenza della medicina allopatica contemporanea e in maniera più simile alla medicina classica antica (orientale e occidentale) lo shiatsu considera ogni individuo nella sua specificità energetica, risulta quindi naturale un approccio basato sulla sensibilità e sulle caratteristiche individuali della persona portatrice di handicap. In questo modo la presunta deficienza fisica o mentale passa in secondo piano ed il focus è sempre concentrato sulle specificità individuali.

Gli aspetti emozionali sono pertanto presi sempre in considerazione. Come riportano le esperienze molti shiatsuki che operano con le persone portatrici di varie forme di handicap fanno precedere il trattamento vero e proprio da esercizi respiratori di rilassamento, un ottimo sistema per diminuire le tensioni e le ansie superficiali, e per rompere il ghiaccio senza essere invasivi.

Sul n. 50 del dicembre 2015 di Shiatsunews si riporta l’esperienza di un progetto condotto a Cuneo in un centro Diurno assieme a persone con disagi differenziati e complessi, con deficit sia cognitivi che fisici. Gli obiettivi di questo progetto ben riassumono gli intenti che informano gran parte di questo tipo di progetti:

  • favorire relax psicomotorio con riduzione di comportamenti dovuti all’ansia (si tratta spesso di comportamenti verbali e non-verbali stereotipati)
  • favorire consapevolezza rispetto alla sensazioni elementari provenienti dal proprio corpo (contatto tattile e percezione del respiro)
  • migliorare la coordinazione/integrazione tra schemi motori e schemi mentali (possono ottenersi anche tramite ginnastica attiva o insegnamento di esercizi pratici semplici)
  • favorire un clima tra le persone del Diurno più disteso (spesso esistono difficoltà relazionali)

In particolare l’autopercezione di sè attraverso il tocco è una risorsa terapeutica che solitamente non viene apprezzata nelle relazioni di cura, mentre è fondamentale, soprattutto con un certo tipo di disabilità. Significativo in merito quanto scrive un’operatrice-responsabile del progetto appena riportato, Elvira de Nucci quando scrive: “la percezione del ‘come-mi-sento-ora’ anche in situazioni di disabilità intellettiva aumenta la possibilità che la persona aumenti i comportamenti e le situazioni di benessere e trovi con l’aiuto degli operatori le modalità di affrontare/superare i comportamenti problematici”.

Non mancano naturalmente le criticità. Tra quelle più spesso riportate nei diversi progetti passati in rassegna segnalo:

  • le difficoltà motorie dei partecipanti
  • il poco tempo a disposizione rispetto alle necessità del trattamento
  • la presenza dei parenti durante i trattamenti (pudore o imbarazzo/invadenza del parente)
  • la scarsa circolazione delle esperienze tra i partecipanti dopo i trattamenti (necessità di focus-group)

Alle difficoltà soggettive di alcune persone, si sommano quindi delle problematiche oggettive che possono essere affrontate nella misura in cui simili progetti vengono integrati nei protocolli di cura delle strutture ospitanti e non restano utili quanto sporadici momenti di “svago”.

Lì dove la sensibilità del management ospedaliero o delle ASL ha colto la profonda valenza terapeutica dello shiatsu, come nella ASL Guido Salvini di Rho, Bollate e Garbagnate Milanese, gli operatori shiatsu sono riusciti a mettere in piedi un vero e proprio studio (disegno della ricerca, selezione del campione, elaborazione di questionari, report dei risultati) sugli effetti dei trattamenti shiatsu sui pazienti oncologici. I dettagli di questa rilevante esperienza potete trovarli su Shiatsunews numero 43 marzo 2014.

Se lo ritieni utile lascia qui il tuo commento o riporta la tua esperienza

Shiatsu e Anma

L’originalità di Masunaga non sta solo nelle innovazioni che portò nello Shiatsu a livello di tecnica ma anche in una visione del suo personale progetto di ricerca. Masunaga è un maestro di discipline orientali giapponesi che non si è limitato a venire in contatto con la cultura occidentale. Egli l’ha fatta propria, l’ha apprezzata e ha stabilito un dialogo, a volte conflittuale, ma costante e ininterrotto. Masunaga aveva un’alta considerazione della scienza e del metodo sperimentale di verifica dei risultati scientifici, e intendeva porre le acquisizioni della cultura tradizionale da cui proveniva in condizione di confrontarsi senza riserve con la scienza occidentale. Non mostra pregiudizi verso altre forme di trattamento: senza mezzi termini, scrive che na differenza di altri, non ritiene il massaggio occidentale, lo shiatsu e l’anma tre terapie distinte con grandi differenze tra loro. Tutte e tre hanno dimostrato la loro efficacia. Sono piuttosto le logiche di intervento che differiscono. L’anma e il massaggio europeo (probabilmente Masunaga fa riferimento a tecniche fisioterapiche o di massoterapia) stimolano direttamente la circolazione sanguigna, rendono scorrevole il sangue stagnante nella cute e nei muscoli e quindi diminuiscono la rigidità e la tensione derivanti da stasi circolatorie. Invece lo shiatsu agisce principalmente sulla struttura ossea, le articolazioni e i tendini operando sui meridiani, il cui cattivo funzionamento altera la struttura corporea e il sistema nervoso vegetativo”.

An- significa “calmare con la mano” e ma significa “massaggiare per rimuovere”. E’ il massaggio giapponese tradizionale. Originario della Cina si avvale di tecniche di stiramento, frizione e mobilizzazione finalizzate al ripristino della salute. Secondo Masunaga l’An-ma ha una forma ben precisa, a differenza dello shiatsu che è invece l’incontro di diverse pratiche manuali, il cui unico minimo comune denominatore è la pressione mantenuta costante.

Apparentemente dunque An-ma e shiatsu hanno effetti diametralmente opposti in quanto l’Anma attiva il versante simpatico del SNA mentre lo shiatsu stimolerebbe il parasimpatico. Ma d’altra parte lo shiatsu deriva dal più antico Anma. Come si spiega dunque questa apparente contraddizione?

E’ lo stesso Masunaga a chiarire la questione. La radice, l’origine è comune. Commentando l’ideogramma che sta per -ma Masunaga osserva come questo rappresenti l’atto di spostare un oggetto da una parte ad un’altra. Calato nel trattamento manuale egli traduce “muovere le mani come per lucidare una pietra”. Questo significa “dispersione”. L’altro ideogramma, che sta per An-, rappresenta l’atto del riempire, ma indica anche una cucitura, cioè una pezza di stoffa unita tramite un filo ad un tessuto identico a simboleggiare che quando un elemento manca qualcosa dello stesso genere colma tale insufficienza. Da qui la correttezza anche etimologica del significato di An- come “adagiare la mano con calma”. In questo caso in termini di trattamento si parla di “tonificare”. Se facciamo riferimento alla metodologia di lavoro di Masunaga ricordiamo che individuare i kyo (vuoto) e il jitsu (pieno) del meridiano è essenziale per capire il tipo di intervento da praticare. Il lavoro avrà poi il compito appunto di “tonificare” o “disperdere”. Nel caso di un pieno jitsu si attuerà la dispersione, viceversa la tonificazione in caso di un vuoto o kyo. Quindi la modalità di lavoro è simile. Ecco quindi che a prescindere dalle evoluzioni nella forma e della fortuna dell’Anma, è legittimo considerarla come la tecnica progenitrice dello Shiatsu, semmai quest’ultimo avrà una maggiore consapevolezza sugli effetti neurofisiologici del suo intervento rispetto alla pura manualità pratica dell’An-ma.

 

Bibliografia

Masunaga S., Manuale di Shiatsu per corrispondenza, II° mese, 2014

Masunaga S., Zen Shiatsu, Mediterranee, 1979

Empatia e simpatia vitale

Cosa significa considerare l’empatia come uno strumento di lavoro?  

Certo non significa organizzare un comportamento amicale e sorridente allo scopo di ingraziarsi il cliente a scopo di lucro! A un primo livello implica la capacità di sintonizzarsi con il sistema energetico che abbiamo di fronte e per far ciò naturalmente il nostro cuore deve essere quanto più “vuoto” possibile, ossia libero da attaccamento e condizionamento verso quel sistema energetico. Impresa già complicata, e che necessità di grande  sensibilità da parte dell’operatore. Ad un secondo livello, più profondo, lavorare con l’empatia ha dei significati molto più materialisti.

Già gli scienziati settecenteschi dell’illuminismo europeo si erano arrovellati sui misteriosi meccanismi “simpatici”. Come accadeva che un’affezione sviluppatasi in un punto del corpo potesse avere conseguenze da tutt’altra parte? Xavier Bichat, uno dei più grandi medici scienziati del suo tempo diceva che la simpatia è una parola “che serve a coprire la nostra ignoranza delle connessioni che legano i fenomeni”. Bichat aveva intuito, ma non conosceva ancora con precisione, l’elevato livello di integrazione dei nostri neuroni, la cui connessione (a livello spinale) rende possibile la comunicazione a distanza di stimoli nervosi.  Il Settecento europeo aveva celebrato in diverse discipline la simpatia/empatia (si pensi ad Adam Smith il padre dell’economia politica che la collocava tra i più alti sentimenti morali, o a Kant che la considerava una grande qualità politica). Oggi, alle nostre latitudini, ci pare un’ingenuità persino nel dominio limitatissimo della morale, sebbene la medicina ufficiale stia riscoprendo il valore terapeutico della relazione umana… 

Eppure Masunaga, portatore di una tradizione di cura orientale che fa del rapporto con l’individuo specifico una determinante della cura denuncia che quanto più l’uomo pare civilizzato “e funziona con la porzione superiore della corteccia, la più evoluta in termini biologici,”tanto più la sua sensibilità vitale si ottunde, e anche la sua capacità di provare ‘simpatia’.  Sembra di sentir parlare Jean Jacques Rousseau!

Dal francese però lo divide un punto importante. Non è ad una legge generale che è affidata l’unità tra gli uomini ma alla pratica terapeutica. Masunaga parla proprio di simpatia vitale come sensazione di unità, che si prova durante il trattamento con il ricevente.

Scrive ancora il Maestro: “L’uomo moderno sopravvaluta le cose materiali perciò è animato da scarsa simpatia vitale. Chi comprende l’essenzialità della simpatia vitale non ha bisogno di capire altro”. Si direbbe quindi che egli preferisca restare ancorato ad un’idea “vitalista” dell’empatia, come manifestazione dello “spirito vitale” che permette la sensazione di unità tra ricevente e operatore.

Sarebbe quindi rimasto alla visione pseudoscientifica del Settecento??

In realtà Masunaga vuole restare ben agganciato alla materia. Fa quindi riferimento alla fisiologia, a quella che chiama “legge di interiorizzazione degli organi e dei visceri” secondo la quale appunto i nervi del SNA passano attraverso il midollo spinale prima di raggiungere gli organi. Nella radice posteriore del midollo spinale passano anche le fibre sensitive che dalla cute vanno verso il cervello. Queste due componenti (nervi  e fibre sensitive) permettono di individuare precisi legami organo-cute che autorizzano ad ipotizzare che ogni anomalia d’organo stimola con decisione il nervo ad esso connesso (SNA) e questo stimolo si ripercuote anche sulle fibre sensitive vicine al nervo autonomo interessato. Ecco quindi una possibile spiegazione per il fenomeno della “simpatia” che tanto interessava Bichat secondo la quale l’affezione in un punto si ripercuote in distretti lontani.

Pertanto sintomi legati alla sensibilità/percezione in un punto della cute (caldo, freddo, dolore) rendono possibile identificare l’organo “disturbato” correlato. Ma allora questa simpatia vitale è qualcosa che riguarda “lo spirito” oppure vi è una spiegazione scientifica che connette disturbo d’organo e reazione cutanea? Ecco, dove per un occidentale esiste un dubbio filosofico per Masunaga esiste solo un problema pratico .  Se infatti “la cute prova disagio, l’organo farà altrettanto”.

Su cosa sia la simpatia vitale bisognerà studiare ancora…ma ciò che conta è che sia percepibile attraverso una serie di pressioni shiatsu fatte secondo un preciso criterio.

Bibliografia

Bottaccioli F., “Due vie per la medicina scientifica al suo sorgere”, Aracne, 2013.

Masunaga S. “Manuali di Shiatsu per corrispondenza” I°mese, Shiatsumilano, 2014.

Masunaga S. “Zen Shiatsu” Mediterranee, 1979.

Origini dello Shiatsu

Shiatsu (Shi-dita Atsu-tenere-mantenere-premere) è un termine relativamente recente coniato negli anni Dieci del XX secolo da Tamai Tempaku, esperto di Anpuku, Anma e Do-in, tecniche di manipolazione più antiche che sono le progenitrici dell’odierno Shiatsu. Queste tecniche furono sviluppate in Cina lungo un arco di diversi secoli. Portate in Giappone da monaci-medici buddisti coreani le “pratiche di salute” si accompagnarono alla penetrazione del buddismo nell’isola. Tra le pratiche di salute importate dalla Cina, Il do-in è molto simile allo Yoga. Tra le tecniche manuali troviamo invece l’Anma e l’Anpuku da cui deriva in gran parte lo shiatsu attuale. L’Anma (An-”premere” Ma-”strofinare”) è un tipo di massaggio che si avvale di tecniche di stiramento, frizione e mobilizzazione delle articolazioni, è anche noto come “il massaggio dei samurai”. L’Anpuku ( An ha qui il significato di “calmare con la mano” puku o fuku  “ventre”) è un trattamento manuale dell’addome che ha lo stesso ceppo originario cinese ma poi si è particolarmente arricchito e sviluppato in Giappone in epoca medievale, sebbene il testo di riferimento appartenga all’epoca Edo e sia del 1827 “Anpuku Zukai” (Dizionario illustrato del massaggio addominale)di Ota Shinsai. Questo testo uscirà tradotto in italiano (nel 2019) grazie ai tipi di Shiatsu Milano Editore.

Come si diceva la codificazione dello Shiatsu è recente (XX secolo) e di matrice giapponese. Il primo testo esclusivo dedicato è del M° Tempaku “Shiatsu-Hou” (1939). Il ministero della Sanità giapponese riconobbe lo Shiatsu solo nel 1955, grazie al lavoro iniziato già dal 1940 da Tokujiro Namikoshi che aveva fondato il Japan Shiatsu College dove si insegnava uno Shiatsu sugli tsubo (i punti di agopuntura), poi “adattato” alle esigenze post-belliche, in cui i vincitori della guerra avevano imposto uno sradicamento della cultura tradizionale. Namikoshi “orientando” lo shiatsu verso un terreno comprensibile agli occidentali occupanti lo avvicinò ai principi fisioterapici e alla fisiologia occidentale. E’ probabile però che così facendo riuscì anche a salvarlo permettendogli di sopravvivere. Quando la distensione internazionale lo permise, anche l’ anima più “orientale” dello shiatsu rispuntò, grazie al lavoro di Shizuto Masunaga, già allievo di Tenpeki Tamai e di Namikoshi. Fu Masunaga e la scuola da lui fondata (Iokai Shiatsu Center nata nel 1968) a resuscitare la lettura energetica dello shiatsu ampliando a tutto il corpo la rete dei meridiani principali e inserendo nella pratica i concetti di pieno e vuoto (kyo e jitsu) ancora oggi alla base del suo metodo. Codificò inoltre le mappe per le aree di diagnosi addominale e dorsale. Semplificando al massimo si può dire che Namikoshi ha sviluppato uno shiatsu che guarda più ai criteri di intervento classici della medicina occidentale (orientata dal sintomo e mirante al suo trattamento diretto), mentre Masunaga ha valorizzato maggiormente la sua declinazione orientale, centrata sui concetti di Qi (Ki), meridiani energetici e dimensione percettiva dell’operatore. Entrambi però prendono le mosse dalla definizione di Shiatsu data dal Ministero giapponese della Sanità e del Benessere che qui riportiamo: “la shiatsuterapia è una forma di manipolazione che si esercita con il pollice, le altre dita e le palme delle mani, senza l’ausilio di strumenti, meccanici o d’altro genere. Consiste nella pressione sulla cute, intesa a correggere le disfunzioni interne, a conservare e migliorare lo stato di salute o a trattare malattie specifiche”.

 

Per un approfondimento sulla storia dello shiatsu

http://www.ukigumo.it/un-po-di-cultura/shiatsu/

 https://vivashiatsu.blog/lo-shiatsu-a-torino/le-origini-dello-shiatsu/

Per l’attualità e le risorse editoriali https://www.shiatsumilanoeditore.it/

Altre informazioni di carattere storico si trovano nell’introduzione de “I meridiani Shiatsu” Atlante di Fabio Zagato, Edra Edizioni, Milano, 2015, e nel saggio dedicato allo Shiatsu di Andrea Mascaro che si trova in “LA PNEI e le disciplinee corporee” di AA.VV., Edra Edizioni, Milano, 2018.

Le caratteristiche della pressione

Secondo Masunaga rispetto a tutti gli altri tipi di manipolazione, il metodo shiatsu deve possedere tre caratteristiche imprescindibili.

La pressione deve sempre essere:

1) perpendicolare

2) ferma/costante

3) con “concentrazione mentale”

Ciascuna di queste tre “regole auree” si presta naturalmente a più interpretazioni. Ad esempio un chiodo ben piantato nel muro è perpendicolare alla parete, fermo e concentrato in un punto. Se adottassi questa immagine penserei ad una pressione puntuale, forte ed estremamente localizzata. Posso tradurla in pratica come una manipolazione vigorosa, magari con l’uso intenso e ripetuto del pollice e una buona dose di forza muscolare. Ci sono a tutt’oggi degli operatori che interpretano così il loro shiatsu. Non è però il caso di Masunaga. Al contrario quando egli affronta il tema della perpendicolarità contrappone sistematicamente la pressione da spinta alla pressione come sostegno. Se al posto di un martello che pianta un chiodo nel muro immaginiamo due assi che si sostengono nel loro punto di equilibrio avremo egualmente una perpendicolarità, ma mentre nel caso del martello possiamo dire che uno dei due poli (il martello) è certamente la parte attiva e infligge all’altro (il chiodo) la sua posizione perpendicolare grazie all’uso localizzato di forza muscolare, nel caso delle assi chi può dire quale delle due assi sostiene l’altra? l’unica cosa certa è che se si perde il punto di equilibrio (garantito dalla perpendicolarità) entrambe cadono a terra! Nel primo caso c’è relazione oppositiva e diametrale tra lo yang e lo yin, nel secondo lo yang e lo yin si distribuiscono lungo le due assi che esercitano entrambe una pressione e si sostengono reciprocamente.

Nel caso del martello sul chiodo la pressione è impartita con forza muscolare e a brevi impulsi. Se il martello continua a premere secondo questa modalità il chiodo si appiattisce e la sua funzione si esaurisce. Nel caso delle assi invece la pressione è costante e non è richiesto alcun intervento esterno per il loro mantenimento in equilibrio. Se l’operatore Shiatsu sarà il martello il ricevente farà la parte del chiodo, ma se l’operatore sarà una delle due assi, il ricevente si accorgerà della condizione di equilibrio più che dell’operatore.

Per quanto riguarda la concentrazione mentale, anche in questo caso l’apparenza inganna. Masunaga non pensava affatto al tipo di concentrazione di cui facciamo esperienza quando ci applichiamo ad un compito complesso. Com’è noto quando siamo impegnati in un’attività di tipo intellettuale stiamo facendo lavorare a livello viscerale maggiormente il sistema simpatico che regola tutta una serie di funzioni vitali mettendole “a risparmio energetico” per favorire la connessione sinaptica che richiede un gran dispendio energetico (i neuroni sono cellule arcaiche a scarsissimo risparmio energetico). Tuttavia se facciamo Shiatsu con la testa, ci dice Masunaga, non siamo in contatto profondo, ma superficiale. Restiamo rigidi, il corpo è teso e dalle mani la rigidità arriva alle spalle. E’ un’esperienza comune che chiunque ha sperimentato applicandosi ad un nuovo compito manuale! Qui si trova uno degli aspetti meno intuitivi dello shiatsu e anche più affascinanti. L’attenzione non va portata sul punto di pressione ma sul respiro, sulla nostra pancia Hara. Masunaga ha dedicato molte righe, in diverse opere al ruolo del respiro, e tutti gli insegnanti di shiatsu di qualunque orientamento insistono molto sulla respirazione corretta. Così la concentrazione mentale va focalizzata sulla pancia e non nella testa. Il risultato sarà che attenzione e tranquillità si coniugano invece di restare separati come avviene nell’accezione occidentale di attenzione.

 

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